Con le parole ovunque
ReWriters , 6 ottobre 2021 Il primo libro sulla poesia di strada, street art che esportiamo in tutto il mondo
“La poesia di strada è una crepa nello spazio urbano, un’azione che rompe la prevedibilità della visione e al contempo mette in relazione chi scrive e chi legge con un luogo, un angolo, un isolato”. Così inizia Con le parole ovunque – poesia di strada e sovversione dello spazio urbano (AgenziaX, marzo 2021), il primo libro che racconta un fenomeno di creatività urbana che nasce e si sviluppa quasi esclusivamente nel nostro paese, la poesia di strada, appunto. Un volume che è il risultato di una sinergia tra due sensibilità complementari: Francesco Terzago e MisterCaos.
Terzago, sfornato dalla Scuola Holden di Torino, dopo aver trascorso due anni in Cina, a Guangzhou, grazie a delle borse di ricerca per indagare il fenomeno della Street Art, è stato voluto dal Guangdong Museum of Art. MisterCaos, artista, ha organizzato il “Toxic Of Paint 2015”, con graffitari, street artist e poeti di strada provenienti da tutto il mondo per dipingere su uno stesso muro, dando vita al più grande evento di arte urbana in Europa, e nello stesso anno ha diretto il “Festival Internazionale della Poesia di Strada”.
Mentre nel libro Terzago illustra il fenomeno della poesia di strada attraverso brevi saggi capaci di raccontare storia, genealogia, protagonisti e caratteristiche antropologiche del fenomeno, MisterCaos impreziosisce questa pubblicazione con il suo lavoro di ricerca storico-filologica inserendo oltre 40 schede autore, 100 fotografie documentali, mappature e timeline.
Una pubblicazione ricca di fotografie, infografiche, riflessioni linguistiche, socio-culturali; materiale di intervista che testimoniano il progressivo mutamento delle superfici murali delle nostre città negli ultimi vent’anni. Un viaggio nel quale i due autori sono i Virgilio di un fenomeno che, solo in Italia, raggiunge certe forme acquistando coscienza, e che continua una felice tradizione di riflessioni sullo spazio urbano e sulla creatività che si manifesta in questo contesto, senza intermediazioni e senza che esso dipenda dai sistemi istituzionali della cultura e dell’arte.
Nella sua forma contemporanea la poesia di strada in Italia inizia a delinearsi nella prima metà degli anni duemila, quando per le nebbiose e umide strade lombarde compaiono in modo sempre più costante le scritte di una manciata di autori. Molte di ivan, degli Eveline e degli H5N1 e del collettivo Opiemme. Nel giro di qualche anno molti altri poeti e collettivi cominciano a sperimentare questa forma espressiva e creano realtà che tuttora contaminano le strade e i muri di tutta la nostra penisola. Cioè: i Poeti der Trullo e Decle a Roma, il MeP a Firenze, Davide DPA a Lecce, Francesca Pels a Milano.
Uno degli obbiettivi di questa pubblicazione è quello di fotografare la poesia di strada nelle sue forme peculiari che la rendono unica e irriducibile agli altri linguaggi dell’arte urbana, senza però cristallizzare, né rendere immutabile, la sua identità. Un’identità liquida, o meglio fluida e non del tutto riassorbibile, proprio come la società in cui viviamo: una macchia d’olio che scivola sulla superficie dell’acqua.
Con le parole ovunque riesce a mappare questo vasto ed eterogeneo mondo. I poeti di strada sono centinaia e, da nord a sud, diffondono parole nello spazio urbano, così si riappropriano della città, con un dialogo inesauribile, insieme ai suoi abitanti: “Anche se la poesia di strada l’ho inventata io, la poesia in strada, le parole in strada ci sono sempre state: per me è andare a ricostruire oltre al significato una funzione del linguaggio che possa produrre nuove società: perché è solo attraverso il linguaggio che vai a creare i mattoni dell’oggi e del domani”, dice Ivan Tresoldi, in arte ivan, il più noto poeta di strada del mondo.
Uscendo di casa si possono incontrare innumerevoli interventi che intercettano un pubblico ogni giorno più vasto ed eterogeneo. Non un’entità compatta ma una moltitudine di individui provocati al pensiero, un’intensa opera di agitazione culturale. In modo analogo anche i messaggi veicolati dagli autori hanno sfumature e intenti diversi: ogni voce, così come ogni reazione possibile, è inevitabilmente influenzata dal contesto in cui occorre. Proprio per questo la poesia di strada ha un’identità aperta e si caratterizza come un sistema multiforme in cui la relazione tra tutti gli elementi in gioco costituisce lo spazio in cui si registra l’originalità di questa proposta.
ReWriters ha scelto proprio ivan per le sue copertine del mag-book 2021, che sono diventate opere d’arte della collezione ReWriters Web Art Gallery, esposte per la prima volta al ReWriters fest. di ottobre 2021: “Poeta di strada, provocatore, colorista, coraggiosa avanguardia della vita, ivan – racconta Rory Cappelli di ‘la Repubblica’, che ha curato il catalogo della mostra Rompi le scatole! del ReWriters fest. – è alto, magro, ha i capelli lunghi, porta felpe, jeans e scarponi tutti pieni di macchie di colore, colate sopra gli abiti dai muri o dai supporti sui cui crea e dona corpo e specificità alle sue visioni poetiche. Ha dipinto centinaia di poesie di strada: in Europa, Stati Uniti, Africa e Sud America, ha esposto in oltre 250 mostre collettive in tutto il mondo da Cuba ad Haiti, dall’Albani al Libano. Parla nervoso, velocissimo, ma, soprattutto, in rima. È l’autore di alcune tra le frasi più amate dei social, che da anni rimbalzano da una bacheca a un’altra, rimbalzi in cui, nel cammino, sono riuscite a realizzare l’intento di ivan: diventare parole da tutti per tutti. ‘Chi getta semi al vento farà fiorire il cielo’, per esempio, una frase che aveva scritto nel 2003 sui muri della Darsena di Milano e che ogni tanto riemerge per suscitare un coro di mi piace, cuori e riflessioni sulla profondità del giardinaggio. Una frase che ha voluto vergata all’interno di un arabesco dal sapore iraniano per la copertina del MagBook – il giorna-libro di ReWriters – dedicato alla musica. Sullo sfondo rosso la frase si ripete con l’alfabeto leet, composto da lettere, numeri e simboli: se si lascia la mente libera si riescono a leggere parole e frasi. Un alfabeto che nasce con il web, usato anche dal rapper diciottenne di Fiumicino Tha Supreme; ivan cita e mescola, senza limiti: il leet con il classicismo di certa arte, la poesia con la durezza dei muri. Un po’ graffitaro, con la sue tecniche miste, tanto poeta, molto artista di strada, ivan è una fucina di idee”.
Il 28 gennaio 2021, ivan ha realizzato in.parola, in collaborazione con emi.artes, un murales dedicato proprio a ReWriters, in via Bussola 4 sulle pareti di Artkademy nel cuore della Barona, il quartiere dove è nato, nella periferia sud-occidentale di Milano.
di Eugenia Romanelli
www.pulplibri.it, 9 giugno 2021 Terzago & MisterCaos: Caccia al tesoro vista muro
Ritornare alla strada, tra un periodo di restrizioni e l’altro, è diventata una necessità più che fisiologica, ma spesso poco pensata e priva di implicazioni politiche lineari e linearmente comprensibili, smarrite all’interno di un groviglio biopolitico e ideologico talvolta difficile da districare. Tuttavia, pensare (e scrivere) questo ritorno ha un’importanza culturale e politica fondamentale, ulteriormente ravvivata dal contributo della street art (definizione provvisoria, in quanto imprecisa e manchevole, che comunque ha la capacità di includere vari fenomeni, anche molto diversi tra loro, nella propria nebulosa) e della poesia di strada.
È un contributo, quest’ultimo, ormai ampiamente storicizzato e variamente dibattuto, in virtù di una serie di specificità che hanno costantemente aperto e riaperto la questione della sua intellettualizzazione, nell’approccio critico, e della sua storicizzazione. Per fare un esempio, risale ormai a cinque anni fa una nutrita e interessante polemica sulla musealizzazione della street art, in occasione della mostra “Street Art – Banksy & Co. L’arte allo stato urbano”, organizzata a Bologna nel 2016. Se manca, qui, lo spazio per ripercorrere le tante vie prese da quel dibattito, è però opportuno sottolineare che un libro che cerchi di indagare, e al tempo stesso far emergere la poesia di strada, potrebbe incorrere negli stessi rischi, all’interno di un’operazione di appropriazione dai confini intellettuali peraltro non congruenti con quelli dell’oggetto di studio e testimonianza.
È un rischio che Con le parole ovunque – firmato da due conoscitori molto ravvicinati della questione come Francesco Terzago e MisterCaos – riconoscono e affrontano molto bene. Già nell’incipit della quarta di copertina si può leggerne l’intento programmatico: “Questo volume non è solo un libro. Queste pagine, strappate dalle strade e dai muri, sono da ristrappare e rincollare su altre strade, su altri muri”.
Vi è, dunque, la piena consapevolezza culturale e politica del tentativo in atto, ma anche della necessità di mantenere un grado di apertura tale da rendere questa molteplicità di esperienze ancora, e di nuovo, fruibili. Non si tratta, dunque, di pervenire a un’indagine accademica, rovescio della medaglia di una ben più prosaica indagine poliziesca: pur provenendo da consolidate esperienze collettive di studio e di attivismo culturale (Terzago, ad esempio, è membro del centro studi universitario Inopinatum e dell’osservatorio Inward sulla creatività urbana, oltre ad aver fondato, insieme ad altri poeti, il collettivo ligure Mitilanti, con un formidabile pun su quella militanza che lo stesso collettivo esprime attivamente), il libro si compone di diverse parti, nelle quali non manca, senza comunque risultare dirimente, l’approccio saggistico e teorico. Dei vari spunti rintracciabili in questi scritti, sembra opportuno segnalare la frequenza con la quale Terzago, autore di buona parte di questi interventi, aggira la questione (del resto, di derivazione inequivocabilmente crociana) della definizione della “poesia” nel sintagma “poesia di strada”; Terzago preferisce, invece, un approccio descrittivo, meno (inutilmente) selettivo e più vicino alla sociologia urbana (seppure da una prospettiva consapevolmente eterodossa ed obliqua); del resto, conviene certamente ricordare che la componente “di strada”, nel sintagma, è egualmente importante rispetto alla componente “poetica”.
A questi interventi di Terzago si aggiungono le schede elaborate da MisterCaos, un primo censimento che è consapevolmente mostrato come provvisorio e non esaustivo, quindi per nulla “canonizzante”, di un’esperienza in divenire e, quindi, fortemente mutevole. La mappatura – che non è per nulla autoreferenziale, al di là dell’auto-inclusione dei curatori e collaboratori – si avvale di un apparato grafico e iconografico accattivante, ma che resta talora di difficile fruizione nelle pagine in bianco e nero (risultando, invece, più efficace nell’appendice finale, dedicata alle “Poesie scomparse”, ovvero alle “poesie di strada che non ci sono più”, poiché questa è un’appendice a colori e con immagini di dimensioni maggiori e con una migliore definizione).
Molto godibile è poi la sezione “Scegli un muro e lascia il tuo segno”, firmata da Marco Philopat a seguito di tre incontri, nel corso dell’estate 2020, con ivan, uno dei punti di riferimento più condivisi da parte del “movimento” della poesia di strada qui raccontato: scegliendo una modalità stilistica vicina al flusso di coscienza e a certi stilemi balestriniani, Philopat restituisce voce, in modo assai verosimile e accattivante, e al tempo stesso prudentemente rispettoso, all’esperienza biografica e artistica di ivan. A ivan, inoltre, viene data direttamente parola nella sezione precedente, con il testo “Devi scrivere una poesia”, datato autunno 2020, che mescola in modo convincente stilemi di diversa matrice, in un testo che mostra anche una costruzione ritmica vicino alle metriche da strada del rap.
Chiudono il libro un “glossario” che fornisce ulteriore spessore critico alla disamina del fenomeno della poesia di strada, aggiungendo affondi molto interessanti, tra i quali si può scegliere, a titolo di esempio il seguente: “Se la poesia di strada può accogliere in sé pratiche effimere (se può per esempio utilizzare colori acrilici che deperiscono rapidamente), allora può forse fare sue ulteriori tecniche, può sabotare la pubblicità, sostituirsi alla cartellonistica luminosa, edificare effimeri paesaggi e usare la proiezione. Così acquisirebbe un repertorio di tecniche già ampiamente registrate nell’ambito della comunicazione politica, della creatività urbana, dell’arte contemporanea e della street art. Questa tensione verso la riapertura del discorso diventa definitiva con la conclusiva “Caccia al tesoro”, dove il lettore stesso è chiamato a partecipare al gioco della poesia di strada, allo scopo di risignificare i “luoghi che parlano la lingua della marginalità, lontano dai centri di potere”. Un gioco serissimo e sempre più importante in questo 2021 non ancora post-pandemico, per tornare alla strada e alla poesia di strada con rinnovata capacità critica e operativa.
Lorenzo Mari
TuttoMilano, 22 aprile 2021 La centralità della parola
La poesia di strada? È viva e lotta assieme a noi. E adesso un libro ne ripercorre la storia. “Un primo backup delle esperienze di questo tipo. Ma continueremo a mapparle”

Vent’anni fa, ivan scriveva su un muro in Darsena “Chi getta semi al vento farà fiorire il cielo”, a gennaio 2020 MisterCaos ha realizzato la poesia di strada più grande al mondo a San Donato.
In mezzo c’è la storia della poesia di strada milanese e italiana, raccontata, catalogata e mappata nel libro Con le parole ovunque di Francesco Terzago e MisterCaos (Agenzia X). Si va dai collettivi universitari temporanei e semi-improvvisati ai professionisti dei versi scritti o affissi ai muri, c’è chi ha un background letterario e chi viene dai graffiti, chi è influenzato dal design e dalla comunicazione pubblicitaria, qualcuno ha pubblicato libri di poesi, altri hanno un’idea anti-editoriale della poesia.
A distinguerli da street-artist e graffitari è la centralità della parola. In vent’anni Milano è stata la città italiana in cui sono stati scritti più versi di strada, non sempre senza intoppi: nel 2018 Ivan Tresoldi, l’autore più longevo, è stato condannato a 500 euro di danni per imbrattamento in un processo del Tribunale di Milano in cui Comune e Aler si sono costituiti parte civile.
«Il libro è un primo “backup” di tutte queste esperienze spontanee, ma l’idea è quella di continuare a mapparle e raccontarle», spiega il milanese MisterCaos, all’anagrafe Dario Pruonto, classe 1992.
«Per quest’anno abbiamo in cantiere una specie di Festival e appena si potrà cominceremo a presentare il libro con eventi ad hoc che cambieranno i luoghi in cui andremo, sempre coinvolgendo gli abitanti, perché non esiste rigenerazione urbana senza quella sociale». Per avere un’idea di cosa significhi coinvolgere i cittadini, basta guardare la sua ultima opera Viavai: una scritta di 11mila metri quadrati sul muro insonorizzante della ferrovia di San Donato Milanese realizzata con circa 350 litri di vernice bianca diluita al 70% che dice “Vai via da questo via vai”. L’edificio, realizzato nel 1992, è una barriera fisica e sociale che ha ghettizzato il quartiere in cui l’artista è cresciuto rispetto al resto di San Donato e Milano, e ha reso via Di Vittorio – detta “la via” – uno posto malfamato. MisterCaos ho realizzato l’opera a gennaio dell’anno scorso e l’ha annunciata ai media a settembre: per otto mesi nessuno a Milano se ne è accorto salvo gli abitanti del quartiere dai tetti e dai balconi a ridosso della ferrovia. Tutt’oggi la poesia di strada più grande al mondo, finalista al premio Arte Laguna di Venezia, è visibile solo dai satelliti e dagli abitanti dei palazzoni. Quelli che Milano non vede ma che vedono Milano.

Versi da una città
E se tutti noi fossimo sogni che qualcuno sogna, pensieri che qualcuno pensa? La domanda di Pessoa sembrerebbe il perfetto esergo a un racconto dedicato alla quinta edizione di “Parole Urbane”, rassegna poetica promossa dall’Associazione Fornasetti Cult. Curata dal poeta Stefano Raimondi, con la collaborazione dell’attrice Marta Comerio, la rassegna sceglie il tema del sogno per indagare la città che ognuno desidera. Voci del panorama culturale si incontrano virtualmente per condurre gli ascoltatori attraverso quell’insieme di narrazioni che caratterizzano la realtà urbana: segni, disegni, visioni, ipotesi. Incontri, per la prima volta in formato podcast, disponibili sul canale Spotify di Fornasetti. Dopo i primi svolti in aprile, in programma quelli del 5 maggio con Laura Pugno e Carlo Chambry e del 19 maggio con Milo De Angelis, Nino Iacovella, Carlo Boccadoro. Spotify: fornasettiofficial. Playlist: Parole Urbane.
di Nicola Baroni
La Nazione, 19 marzo 2021I collettivi e i gruppi d’azione in un libro
«Con le parole ovunque» Francesco Maria Terzago e Davide Pruonto illustrano i principali esponenti di queste realtà

Un libro divulgativo Con le parole ovunque. Poesia di strada e sovversione dello spazio urbano, una lettura agile per dare le prime coordinate, esplorare e dare l’occasione, a chi non conosce questo fenomeno tutto italiano, di farsene un’idea. «È una mappatura dei principali esponenti, dei collettivi, e dei gruppi d’azione – spiega l’autore spezzino Francesco Maria Terzago. Ho curato un breve saggio introduttivo e poi due approfondimenti sull’artista Ivan. Il libro è di circa 160 pagine e, per certi versi, si integra con uno studio che ho svolto per il comitato di ricerca di cui faccio parte, e che sarà pubblicato nei prossimi mesi». Coautore MisterCaos ovvero Dario Pruonto. «Insieme a Ivan e molti altri, è stato il mio Virgilio, mi ha messo in contatto con una serie di realtà in tutto il Paese». Tutto per Terzago è iniziato nel 2011, quando ha ottenuto una borsa di ricerca e scambio culturale per recarsi in Cina. «Lì ho studiato le ragioni sociologiche del diffondersi, tra i giovani, del writing». Ha comunque sempre portato avanti un’attività di studio sui fenomeni di creatività urbana con pubblicazioni per varie riviste. «Da un lato produco poesie e, dall’altro, mi interesso a che cosa, fuori dai circuiti letterari e accademici, si intende come poesia; e che risultati creativi questo comporta». Una pubblicazione ricca di fotografie, infografiche, edita da Agenzia X (con l’impegno di Marco Philopat, il supporto di Paolo Cerruto e l’editing di Valentina Di Cataldo) che, inoltre, si pone delle domande sulla mitologia di questa volontà creativa.
«Continuo così una tradizione di riflessioni sullo spazio urbano e sulla creatività che, in modo spontaneo, gli dà vita, senza intermediazioni o una continuità con i sistemi istituzionali della cultura e dell’arte». Un libro policromo che tenta di esporre l’importanza di una componente relazionale, di un contesto socioculturale e politico in cui si sviluppa un dato fenomeno, parlando di società e di lingua. E soprattutto parla del desiderio e delle urgenze che muovono tantissimi giovani a intervenire sullo scenario che li circonda.
Marco Magi

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