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Cromosoma K

www.ilpostodelleparole.it, 24 ottobre 2026 Vescovo «Cromosoma K»

Ascolta l’intervista a Giovanni “Vescovo” Di Iacovo sul suo libro Cromosoma K. Manuale completo di Kink e BDSM a cura di di Livio Partiti

di di Livio Partiti

La Stanza Rossa, 21 ottobre 2026«Cromosoma K» di Vescovo: il manuale che fa del piacere una questione politica 

Esistono manuali che spiegano come annodare una corda e manuali che spiegano perché quella corda ti riguarda. Cromosoma K, uscito per Agenzia X nel 2026, appartiene chiaramente alla seconda famiglia, anche se dentro le corde ci sono eccome, insieme alla cera, agli aghi, ai piedi e a tutto il resto. L’autore è Giovanni Di Iacovo, che nel mondo kink italiano quasi nessuno chiama così: per quasi trent’anni è stato e resta semplicemente Vescovo, scrittore, dj techno, sex educator e, in un’altra vita, assessore alla Cultura. Il sottotitolo promette un “manuale completo di Kink & BDSM” e le oltre quattrocento pagine mantengono la promessa alla lettera. La domanda interessante, però, è un’altra: a chi serve davvero un libro così, in un Paese dove di questi argomenti si continua a parlare sottovoce? 
La risposta la dà il titolo stesso. Il Cromosoma K è una metafora genetica che Vescovo usa per descrivere chi porta dentro di sé un desiderio non conforme, “il cromosoma del cigno nero, della bellezza non omologata, dell’erotismo non conforme, del desiderio non previsto” (fonte: Cromosoma K, G. Di Iacovo, Agenzia X, 2026). Non una malattia, non una moda passeggera, ma una diversità che si può tenere recessiva o si può godere. Chi arriva al libro sentendosi “sbagliato” trova un ribaltamento preciso e ostinato, perché il difetto non è nel desiderio, è nello sguardo che lo giudica. 

Un manuale che prima di tutto è un atto politico 
La cornice teorica è la parte che spiazza di più chi si aspettava un catalogo di tecniche. L’introduzione, intitolata “Il piacere dissidente”, si apre con Wilhelm Reich e Audre Lorde e non li cita per darsi un tono: li usa per costruire una tesi netta, e cioè che la repressione della sessualità, specie di quella femminile e di quella queer, è da sempre uno strumento delle società autoritarie. Da qui l’idea che rivendicare il piacere sia un atto di insubordinazione, una forma di lotta contro un capitalismo che ha trasformato il desiderio in merce. Il filosofo Jean-Luc Nancy e il suo concetto di sexistence, l’attivista Adrienne Maree Brown e il suo pleasure activism completano un impianto che tiene insieme corpo e pensiero senza mai chiedere scusa. 
C’è una scelta stilistica che da sola racconta il progetto, perché il libro è scritto interamente al femminile sovraesteso. Vescovo lo spiega in una nota, e la motivazione non è solo grammaticale. Il femminile, nel testo, non indica “le donne” ma tutto ciò che il linguaggio dominante ha marginalizzato, l’eccesso, la vulnerabilità, i corpi non normati, i desideri non conformi. È una dichiarazione di campo che orienta ogni pagina successiva, e che un lettore abituato ai manuali anglosassoni neutri troverà spiazzante nel modo giusto. 

Il consenso come cuore pulsante, non come appendice
Se c’è un capitolo che da solo giustifica il prezzo del libro, per chi è fuori da questo mondo, è quello sul consenso. Vescovo smonta con pazienza il luogo comune per cui nel BDSM la persona sottomessa eseguirebbe senza fiatare qualunque ordine. La realtà che descrive è l’opposto, perché prima di giocare, anche molto prima, avviene la negoziazione. Si definiscono i kink (ciò che si ama), gli squick (ciò che crea disagio) e i limiti assoluti, un lavoro che ricorda da vicino quello di un vero e proprio contratto BDSM. Il consenso viene presentato non come un sì iniziale ma come un processo informato, entusiasta, specifico e reversibile, da verificare lungo tutto l’incontro. Le safeword, con il loro codice da semaforo, diventano lo strumento che tiene insieme libertà e sicurezza. 
Il passaggio più acuto arriva quando l’autore lega tutto questo al body shaming. Imparare a dire “no” e “basta”, a decidere dove e come il proprio corpo viene toccato, a nominare i propri bisogni, porta molte persone a riconoscere il proprio diritto al piacere e al rispetto. In questa luce il BDSM smette di essere una pratica estrema e diventa, scrive Vescovo, una educazione allo sguardo che si oppone alla cultura del giudizio superficiale. Chi arriva da fuori e cerca prima le basi, su questo punto, trova una sponda nella nostra guida al BDSM per principianti, che muove dagli stessi principi di consenso e sicurezza. 

Dalla teoria alla pratica, senza morbosità
Chi cerca il manuale vero e proprio lo trova nella seconda metà. “I reami dei piaceri insoliti” offre una panoramica per grandi famiglie, dalla dominazione alla sottomissione, dal piacere nel dolore al fetish, fino ai capitoli dedicati al kink e alla disabilità o agli aftercare, il momento di cura che segue la scena. La “Guida pratica per esplorare” è invece un repertorio in ordine alfabetico, dal bondage al wax play, dall’impact play al pet play, dal pegging alla mummificazione, e ogni voce porta con sé storia, tecniche, strumenti e, sempre, una nota sulla sicurezza. L’immagine che Vescovo propone è quella di un menù del desiderio, non di una gerarchia, perché nessuno deve assaggiare tutto e ognuno riconosce il proprio gusto. 
Il taglio resta divulgativo e documentato anche quando entra nel concreto. Il libro appoggia molte affermazioni a dati e studi recenti, dal rapporto Censis Il piacere degli italiani, secondo cui il 14% delle persone tra 18 e 60 anni pratica sesso kinky con una maggioranza femminile, fino alla crescita di FetLife, la piattaforma di riferimento della scena, data a oltre tredici milioni di profili (fonte: Cromosoma K, G. Di Iacovo, Agenzia X, 2026). La bibliografia finale, lunga diverse pagine, mescola Gayle Rubin, Pat Califia e la coppia Easton-Hardy con ricerche accademiche degli ultimi anni, segno che dietro il tono brillante c’è un lavoro serio di raccolta e verifica. 

Kink e genitorialità, il capitolo che non ti aspetti
Tra i capitoli più interessanti, e tra i meno battuti in questo tipo di libri, c’è quello intitolato “Le famiglie del piacere”, dedicato al rapporto tra kink e genitorialità. Vescovo affronta di petto la domanda che molti si fanno in silenzio, cioè se si possa essere genitori e kinkster insieme. La sua risposta ruota attorno a una separazione netta dei ruoli, perché essere kinky non significa essere sessuali in ogni contesto della propria giornata, e il gioco erotico resta una cosa tra persone adulte consenzienti, in spazi e tempi dedicati. Porta l’esempio di una coppia con figli piccoli che vive le proprie sessioni quando i bambini dormono o nei weekend affidati ai nonni, dentro una casa dove si litiga poco e si comunica tanto. 
Il punto più originale è il ribaltamento finale, perché l’autore sostiene che il consenso, valore cardine della cultura kink, può diventare un vero e proprio modello educativo, riassunto nella formula “chiedere è sempre meglio che imporre”. Citando ricerche sui modelli familiari, Vescovo nota che il rischio per i figli non è il desiderio dei genitori ma il conflitto coniugale distruttivo, e che una famiglia serena, anche se kinky, è più sana di una “famiglia perfetta” piena di tensioni sommerse. Chi pratica la cura e l’ascolto nella camera da letto, suggerisce, porta spesso quella stessa attenzione anche nella vita di tutti i giorni. 

La mappa dell’Italia kinky, il pezzo che mancava
La parte più originale, e quella che nessun manuale tradotto dall’inglese potrà mai offrire, è la “Cartografia dell’Italia kinky”. Vescovo ha intervistato circa quaranta comunità italiane che organizzano play party o offrono spazi di gioco, regione per regione, dall’Abruzzo al Veneto. Per ognuna racconta la nascita, i luoghi, la scintilla iniziale e, con una domanda che diventa una formula ricorrente, “qual è il vostro Cromosoma K”. Ne esce un ritratto vivo di un ecosistema di comunità fatto di associazioni, munch, workshop e serate, che per la prima volta viene messo su carta con nomi, date e storie. Per chi vive in Italia e cerca una comunità di prossimità, questo capitolo si sposa bene con il nostro calendario eventi, che tiene aggiornata mese per mese la scena reale. 
L’autore è il primo a dichiarare i limiti dell’operazione. Avverte che l’elenco non ha pretesa di completezza, che quelle realtà sono fluide, a volte nascono e si spengono in fretta, e che la prossima edizione aggiornerà la mappa. È una onestà di metodo che fa bene al libro e lo radica nel presente, invece di consegnarlo subito all’obsolescenza. 

Una voce, prima ancora di un manuale
Il libro si chiude dove forse sarebbe potuto iniziare, con un capitolo autobiografico, “L’Ultimo Lunedì del 1999”, in cui Vescovo racconta il proprio ingresso nel kink da adolescente, tra una rivista di annunci trovata per strada e una festa sadomaso milanese in cui entrò disegnandosi baffi con un pennarello per sembrare maggiorenne. È un finale che riscatta tutto il resto dal rischio dell’enciclopedismo, perché dietro i dati e le pratiche c’è una biografia precisa, un desiderio che ha cercato a lungo le parole per nominarsi. La scrittura, per tutto il volume, tiene insieme rigore e ironia, cultura alta e slang, senza mai scivolare nel morboso né nel moralismo. 

Per chi è questo libro
Chi è già dentro il mondo kink troverà un testo da tenere a portata di mano, utile per il repertorio di pratiche, prezioso per la cartografia italiana e stimolante per l’impianto culturale, che rilegge il BDSM dentro una storia di pensiero femminista e queer. Chi invece ne è fuori, e magari si avvicina per curiosità o per capire un partner, troverà la cosa più difficile da trovare altrove, cioè un libro che spiega senza giudicare, che insegna il consenso prima delle tecniche e che toglie allo stigma la sua arma migliore, l’idea che certe forme di piacere siano automaticamente sospette. 
Resta un’opera militante, va detto, e non nasconde la propria tesi, perché il piacere è un diritto e la sua repressione è sempre, anche, una questione politica. Chi cerca un prontuario asettico di tecniche potrebbe trovare ingombrante la cornice ideologica, mentre chi vuole capire da dove viene e dove porta questo desiderio avrà tra le mani uno strumento raro nel panorama italiano. Cromosoma K è il libro che molte persone avrebbero voluto trovare a diciotto anni, quando cercavano le parole e trovavano solo il silenzio.

Mario Esposito

www.modulazionitemporali.it, 16 ottobre 2026«Cromosoma K. Manuale completo di Kink e BDSM» di Vescovo

Non credere mai di essere diversa da ciò che senti dentro. Anche se qualcosa nella testa ti ripete che forse sei troppo intelligente per essere felice. 

Cromosoma K. Manuale completo di Kink e BDSM (Agenzia X, 2026, pp. 420, euro 20) di Vescovo – frutto di tre anni di studio e ricerche da parte dell’autore – è “un’opera corale e necessaria”, come la definisce Vittoria Hell nella sua prefazione, che aiuta a non sentirsi inadeguati. È “un testo squisitamente queer” che ci permette di esplorare il mondo BDSM calandolo non solo in un contesto culturale e filosofico, ma soprattutto sociale e storico. Il carattere corale dell’opera emerge anche dalle interviste, dalle testimonianze e dalle collaborazioni con oltre cinquanta protagoniste e protagonisti della scena kinky. Voci differenti per esperienza, formazione e sensibilità restituiscono prospettive molteplici, talvolta anche divergenti, componendo un quadro ampio e sfaccettato di questi mondi. Alcuni argomenti più specifici sono approfonditi grazie al contributo di studiosi ed esperti, che mettono a disposizione le proprie competenze nei rispettivi ambiti. Interessante è la scelta stilistica e politica dell’autore, che lo porta a scrivere il testo al femminile, con l’obiettivo di rappresentare non solo le donne, ma tutto ciò che al giorno d’oggi è escluso o marginalizzato dal linguaggio. 
Vescovo racconta i progressi che negli ultimi anni hanno visto come protagonisti il corpo, il desiderio e l’autodeterminazione grazie alle lotte LGBTQIA+ e transfemministe. Il BDSM e il mondo kink sono qui affrontati attraverso un pensiero critico che coinvolge la politica dei corpi, l’immaginazione, la ricerca di un’identità, le relazioni e il rapporto tra dolore e piacere. Lo scopo è ridare “realtà” a quello che prima era più tangibile e vivibile e che ora ha preso solo una strada “online”. L’auspicio è quello di riportare la vita sessuale su ciò che è reale per valorizzarla e migliorarla. Al giorno d’oggi la politica, la cultura e la rivoluzione sono scomparse e sono state “sostituite al più da una spruzzata di attivismo performativo” e allora questo è un passo necessario per aprire un ragionamento che deve portarci a capire se ciò che abbiamo oggi è soddisfacente, se realmente ci fa stare bene o se bisogna cambiarlo, mettendo in atto una vera rivoluzione. Ma sappiamo ancora cosa sono le rivoluzioni? 
“Il kink è ciò che accade quando la sessualità smette di camminare in linea retta e comincia a danzare”, ecco la poesia che racconta il queer, la valorizzazione dei corpi, l’essenza e l’esistenza. Tutto è legato alla cultura, alla persona e alle abitudini attraverso cui ciascuno sceglie di vivere, soprattutto quando si parla di corpo e sessualità. Cromosoma K invita semplicemente a riconoscersi, nella scelta e non nell’imposizione, attraverso l’autenticità e non la trasgressione. Il piacere ci restituisce la nostra umanità, fagocitata dalle imposizioni, dal consumismo e dal capitalismo. Ascoltarsi e viversi contro ogni giudizio, senza bisogno di approvazioni. Ecco la vera rivoluzione. 
Come sottolinea Serena Guerracino nella seconda prefazione, questo libro “accompagna chi legge dentro una comunità”, nel consenso, nella body positivity, nella sessualità e nell’erotismo. Il corpo viene così riscoperto nella sua interezza, riconoscendo che ogni sua parte può assumere una componente erotica. Una prospettiva che si lega alla body positivity e alla possibilità di vivere il proprio corpo al di là dei canoni estetici imposti, dei giudizi e delle convenzioni sociali. 
Tra i diversi temi affrontati emerge anche quello del piacere accessibile, attraverso la riflessione sul rapporto tra kink e disabilità. I “reami dei piaceri insoliti” possono essere immaginati come una tavola imbandita alla quale tutti devono poter sedere e trovare il proprio posto. Nessuno deve sentirsi escluso: è proprio da questa possibilità di partecipazione che emerge il carattere inclusivo di questo spazio, nel quale il consenso, il rispetto e la disponibilità di spazi dedicati diventano elementi fondamentali per permettere a ciascuno di vivere la propria sessualità. È affrontato anche il rapporto tra kink e genitorialità, interrogandosi su come conciliare queste pratiche con il ruolo di genitore. Una riflessione che apre uno spazio di confronto sulla possibilità di vivere la propria sessualità senza che il ruolo genitoriale cancelli l’identità individuale, tenendo insieme desiderio, responsabilità e rispetto dei confini familiari. Fa riflettere come, in queste famiglie, sia particolarmente presente un modello educativo improntato sul consenso e sulla comunicazione costante, in un ambiente in cui i litigi sembrano essere quasi assenti. 
Ma, quindi, cos’è il Cromosoma K? È quello che muove la curiosità e che ci rende diverse, in quella realtà sociale dove tutto ciò che fai è sbagliato. Ma non lo è affatto. Non è sbagliato ciò che non segue la norma – una norma che, diciamocelo, non segue mai nessuno. Stiamo parlando di quegli istinti primordiali che affiorano dal profondo e che troviamo sin dai rituali antichi, che mescolavano dolore e piacere. E questo libro vuole rivendicare la dignità e la bellezza del piacere all’interno del proprio percorso, ma soprattutto nel proprio qui e ora. Come ci insegna il filosofo Jean-Luc Nancy, c’è il sexistence, una parola che in sé racchiude il sesso e l’esistenza. È un’esplorazione, poiché la conoscenza di sé rappresenta sempre un passo verso la libertà, permettendo di liberarsi di tutti i ruoli e le etichette sociali. È un sentire e un sentirsi a proprio agio, nel proprio corpo e con le proprie idee. 
Il volume si articola in quattro sezioni complementari. La prima, Atlante del desiderio, ricostruisce la storia e le implicazioni culturali e politiche del kink e del BDSM, approfondendo concetti fondamentali come il consenso, le identità, le relazioni e il rapporto con le culture queer. La seconda, I reami dei piaceri insoliti, esplora le diverse forme del piacere e le sue molteplici dimensioni. Nella terza, Guida pratica per esplorare, l’autore raccoglie in ordine alfabetico le pratiche più diffuse nel mondo kink, offrendo uno strumento per orientarsi tra le diverse possibilità e approfondirne la conoscenza. La quarta sezione, Cartografia dell’Italia Kinky, costruisce una cartografia della scena nazionale: regione per regione, racconta le principali comunità che organizzano eventi BDSM, gli spazi, le esperienze e le persone che contribuiscono alla crescita del movimento; ne emerge non una semplice lista di indirizzi, ma il ritratto di una comunità diffusa, dinamica e profondamente diversificata. 
Giovanni “Vescovo” Di Iacovo è scrittore, docente, DJ e sex educator. Autore di diversi romanzi, ha intrecciato il percorso letterario con l’impegno culturale e politico, ricoprendo gli incarichi di assessore alla Cultura e vicesindaco di Pescara. La sua attività si estende alla ricerca sulla body art e alla conoscenza diretta delle comunità kink e BDSM, maturata attraverso esperienze e progetti in Italia e all’estero. È inoltre docente universitario, DJ techno e figura attiva nella scena kinky italiana fin dai primi anni Duemila. Ha contribuito all’organizzazione di eventi e progetti legati alle culture alternative, fondato la comunità kinky, poly e queer Desideria e il festival letterario FLA. Il suo percorso attraversa la letteratura contemporanea, l’erotismo e le culture queer, intrecciando ricerca, scrittura e partecipazione diretta. È da questo incontro tra scrittura, riflessione culturale e partecipazione che nasce Cromosoma K. Manuale completo di Kink e BDSM. “Essere felice e rendere felici gli altri” è lo scopo della sua vita e di questo libro.

Marianna Zito

www.rollingstone.it, 15 ottobre 2026 Ok, ma che cosa vuol dire essere «kinky»?

Innanzitutto, doversi districare tra stereotipi e cattive rappresentazioni. E poi, esercitare cura e gentilezza verso la propri comunità. Ne abbiamo parlato con “Vescovo”, autore di Cromosoma K.
Possono disorientare, gli adepti del kink, ed è giusto che sia così. Li avete visti scorrendo nel feed, li avete incontrati sulle dating app e nella vita reale; magari in qualche film dove vi soste fermati a guardare interdetti (dài, Eyes Wide Shut non è un tabù). Comincia forse così, un diverso livello di scoperta di sé. Senza poter nominare l’attimo bello che cambia lo spettro della percezione come uno shock addizionale; ma percependolo sulla pelle, convinti che qualcosa sia indefinitamente cambiato. 
Non lo so bene, come definire la comunità kinky. Forse perché bisognerebbe farne parte, frequentarla, lasciarsene sedurre nell’ottica della curiosità. Sta di fatto che spesse il kink subisce rappresentazioni stereotipate, semplicistiche, fuorvianti: non è che se vi dico Quentin Tarantino, non vi vengono in mente i piedi…
Desideri alternativi, ma poi alternativi rispetto a che cosa? È sempre una questione di generazione e ristrettezza di orizzonti: il kink si espande oltre il desiderio di un sesso penetrativo. Si potrebbe godere pure senza sfiorarsi: dovrebbe essere una questione decisamente più pura, e invece. Invece come lo si spiega, dice la famosa frase, al gentile consorte che se guardiamo un muro per metà giornata, per metà giornata abbiamo lavorato? È lo stesso scostamento di percezione, lo stesso malinteso, la stessa necessità di ridefinire la nozione di creazione. 
Perché le relazioni kinky sono estremamente creative, generative, foriere di legami. Presuppongono la relazione, si basano sul consenso, obbligano tutte le parti in causa a impegnarsi attivamente, mettendoci la faccia – tranne chi desideri indossare maschere. O almeno, be’, una relazione kinky che si rispetti e che sia tale e positiva e virtuosa. 
Sempre a girarci intorno, alla nozione di kinky, eh? Essere kinky può significare non accontentarsi di un membro eretto, per sentirsi eccitati. Non accontentarsi di una corretta stimolazione fisica. Lasciarsi invece guidare da un senso più sottile, prendere una partita e giocarla più lunga. È inutile perdersi in metafore: domani esce in libreria, con Agenza X, un libro anzi un manuale, che proprio questo si propone di fare: diradare le nebbie attorno al gran casino che si addensa attorno al “kink” e alla comunità “kinky”. Fornendo piccole regole di ingaggio e basilari nozioni di vocabolario per poter navigare con più sicurezza, per quanto da novizi, nella materia. Non per nulla l’ha scritto un “Vescovo”: questo il soprannome di Giovanni Di Iacovo, scrittore, docente universitario, DJ techno, sex educator, sceneggiatore e autore televisivo. Si intitola Cromosoma K, ed è una raccolta di voci e conformazioni presentate da una delle voci più attive della scena italiana, evangelizzatore delle culture alternative e creatore, nel 2001, della prima comunità online kink italiana. L’ho raggiunto per farmi raccontare tutto un po’ meglio, direttamente da lui. 

Cominciamo in medias res: le rappresentazioni mediatiche (penso al cinema soprattutto, ma ci si può sbizzarrire) della comunità kink nei suoi membri e pratiche, sono realistiche, esagerate, discriminanti, …? 
Per decenni il cinema ha costruito una caricatura tossica: cuoio, latex, corde associati a serial killer e terrore. Le cose stanno cambiando, anche grazie a film recenti come The Invite e I Want Your Sex, ma lo stereotipo resiste: inviti qualcuno a una festa kinky e s’immagina che la gente si prenda a cazzotti. La realtà è esattamente l’opposto: chi pratica kink cerca piacere, intimità, creatività, connessione. La stella polare del kink è il consenso. Di conseguenza, il kink è l’opposto della violenza. 

Questa domanda discende un po’ dalla prima ed è forse, immagino, anche parte della motivazione che ti ha portato a scrivere questo libro: se non si fa parte della comunità kink, come la si può conoscere? È “corretto” o voyeuristico che chi non fa parte e non vuole far parte di questa comunità ne sia incuriosito? Uso voyeuristico proprio perché di kink stiamo parlando…
Assolutamente sì. È il cuore di Cromosoma K: il kink contiene centinaia di pratiche, ruoli, scenari e identità; non tutto deve appartenerci perché qualcosa possa incuriosirci. Si può partecipare a un incontro, osservare, fare domande, ascoltare. La curiosità è una delle grandi molle della conoscenza di sé: ci porta verso ciò che siamo e ciò che desideriamo. Diventa voyeurismo solo quando guarda per deridere o giudicare. Se si guarda per capire, è una porta. 

Facciamo un passo indietro: chi è Vescovo? Raccontami la tua storia. 
Sono cresciuto a Londra, vivo tra Roma e Berlino, sono stato Vicesindaco di Pescara e ho nelle vene metà sangue sardo e metà serbo. Nella mia vita sono stato molte cose: assessore alla cultura, docente universitario e DJ in oltre quattrocento club, tra i quali il KitKat di Berlino. E poi scrittore: ho pubblicato sei romanzi e da uno è stato tratto un film. Parallelamente, fin da ragazzino, esploro le sessualità alternative, oggi raccolte sotto la parola kink. Tutti questi sembrano mondi lontani tra loro, ma per me hanno la stessa radice. Il desiderio vitale sia di essere felice che di generare felicità per gli altri. 

Come spiegheresti la comunità kink nella sua essenza non dico tanto a un bambino (sarebbe disdicevole!), ma a qualcuno che non ne ha mai sentito parlare? 
Se devo parlare di essenza, direi che la comunità kink è solo uno dei modi di vivere questo sentimento perché il kink, più che un’appartenenza, è uno sguardo sul desiderio. Puoi viverlo da solo, in coppia o in una delle attivissime comunità in Italia. L’importanza delle comunità, però, è grande perché incontrare ragionamenti e desideri simili ai tuoi può essere liberatorio: l’antidoto al farti sembrare sbagliata (o addirittura malata). Da questo punto di vista, direi che il kink è il glitch erotico che incrina il codice del conformismo. 

“Essere kink” ha strettamente a che fare solo con il sesso e/o diverse pratiche sessuali? 
No, il kink comprende pratiche, ma anche ruoli, identità, scenari, emozioni e può quindi esistere anche senza sesso genitalizzato. Essendo un alfabeto erotico più vasto di quello del cosiddetto “sesso vanilla” (ossia quello che prevede unicamente la penetrazione), con le centinaia di lettere del kink puoi comporre infinite parole, frasi, possibilità di piacere. Questo perché il kink è ciò che accade quando la sessualità smette di camminare in linea retta e comincia a danzare. 

Nel tuo libro con Agenzia X sottolinei un aspetto importante della scena kink: sono le donne a esserne (più) protagoniste. Spiegami meglio che cosa intendi e in che modo si verifica questo protagonismo. 
Negli ultimi dieci anni il kink è cresciuto anche grazie alla sinergia con le battaglie femministe e queer e oggi ha uno straordinario protagonismo femminile: donne che guidano comunità, che organizzano e ne diffondono cultura. I dati Censis 2026 ci dicono che il 20,8% degli italiani tra i 20 e i 50 anni pratica kink e il lato femminile di questo mondo è il 67%. Questo anche perché il kink ti libera dai codici della performance maschile e dai canoni estetici che ti soffocano nel body shaming: non è il centimetro di carne in più o in meno ad accendermi, ma il tuo ruolo, un tuo dettaglio dell’outfit, un’intrigante forma relazionale. Per questo ho scritto il libro interamente al femminile. Siamo figlie di desideri troppo vasti per i confini del decoro. 

Nel sottotitolo il tuo libro recita: “manuale”. Come mai manuale? E aggiungo una parte per completezza: credo che esista una narrazione sulla spontaneità del comportamento sessuale, mentre forse le dinamiche kink, nelle loro regole assolutamente scritte e mai taciute, ci insegnano il contrario. Che serva cioè un po’ di studio anche per godere, che le cose non debbano essere fatte a caso. 
Certo, non che per iniziare a praticare kink serva un Master in Frustologìa, ma conoscere un oggetto, una dinamica e avere straordinaria cura del corpo e dell’emotività della persona con cui giochi permette di vivere questi desideri con più piacere e sicurezza. Cromosoma K vuole essere come un atlante: mostra pratiche, oggetti, scenari, cultura, consenso e cura. Se qualcuno vuole affidarti il proprio corpo e la propria vulnerabilità… be’, è giusto che un po’ tu debba studiare. 

Una domanda che può essere personale, che può non esserlo, e forse a cui non si può completamente rispondere: qual è il momento nella vita, per tua diretta esperienza o racconti che ti sono stati fatti, in cui si scopre di appartenere, forse, alla comunità kink? 
È successo prima ancora che sapessi che quel mondo avesse un nome. Da ragazzino persi presto i miei genitori ma continuai a vivere nell’immensa biblioteca paterna, più di dodicimila volumi. Alcuni libri e immagini mi mozzavano il fiato. Crescendo incontrai persone abitate dagli stessi differenti desideri e capii che quella differenza aveva una lingua, una storia, una comunità. Il mio “Cromosoma K” era già lì, fra quelle pagine, lontano dalla pornografia ortodossa e dai modelli di mascolinità in cui non mi riconoscevo. In sintesi: prima riconosci il desiderio, poi scopri che ha un nome. 

Quanto è importante poter rivendicare il termine kink, togliendo così dalle bocche esterne alla comunità altre parole violente e stereotipizzanti (immagino a termini come malattia, etc)? 
Il kink compie una piccola rivoluzione linguistica: prende parole come dominazione e sottomissione, legate, nella società, al sopruso e le trasforma in piacere, fiducia, connessione. Rende visibili anche i meccanismi del potere: ciò che può sembrare scontato e “naturale” può essere nominato, rinegoziato, rovesciato. Rivendicare la parola kink significa sottrarsi a etichette imposte come “devianza” e “perversione”. Dare un nome al desiderio è già strapparlo all’ombra. È riscrivere la vergogna in un linguaggio sacro. 

Ultima domanda: quanto è articolata oggi la scena kink in Italia? 
Molto più articolata e diffusa di quanto si immagini. In Italia esistono oltre ottanta comunità che organizzano aperitivi, talk, podcast, incontri e play party. Ma la trasformazione più interessante è geografica: una volta il kink sembrava qualcosa da cercare in luoghi clandestini, quasi mitologici, oggi abita moltissime città, con forme e linguaggi diversi. È uscito dall’ombra senza perdere la propria anima. E chissà che nel silenzio di stasera, proprio nell’appartamento accanto al tuo, sentirai l’affettuoso click di qualche manetta.

di Elisa Teneggi

La Stanza Rossa, 12 ottobre 2026«Cromosoma K»: esce il primo grande manuale italiano sul kink e il BDSM

Il 16 ottobre 2026 arriva in libreria Cromosoma K. Manuale completo di Kink e BDSM, scritto da Giovanni “Vescovo” Di Iacovo e pubblicato da Agenzia X. È un volume di 420 pagine che si presenta come il primo grande testo italiano pensato per raccontare il mondo kink nella sua interezza: non solo le pratiche, ma la cultura, le comunità, la dimensione politica ed emotiva di quella che l’autore chiama la scena del “desiderio dissidente”. 
Per chi segue questi temi si tratta di un’uscita che colma un vuoto reale. In Italia il BDSM, il fetish e l’erotismo non convenzionale hanno guadagnato negli ultimi anni visibilità e articolazione, con decine di comunità attive, festival, podcast, workshop e reti relazionali. Mancava però un’opera che tenesse insieme tutto questo in un quadro organico. Cromosoma K prova a essere quel quadro. 

Cos’è Cromosoma K
Secondo la presentazione dell’editore, il libro “non è una raccolta di eccentricità né un catalogo di trasgressioni“, ma un lavoro che guarda al kink come a un “territorio in cui si intrecciano politica dei corpi, diritti civili, autodeterminazione, consenso, identità e diritto al piacere“. Un approccio che tiene insieme la riflessione culturale e quella pratica, con un’attenzione dichiarata al consenso esplicito, informato e reversibile, alla sicurezza e alla comunicazione. 
Il volume raccoglie inoltre interviste, testimonianze e collaborazioni con oltre cinquanta protagoniste e protagonisti della scena kinky italiana, tra esperti, docenti e punti di riferimento storici e attuali. Le prefazioni sono firmate da Ayzad, Vittoria Hell e Serena Guarracino. 

Quattro parti, dalla teoria alla mappa delle comunità
La struttura del libro procede dal generale al particolare, articolandosi in quattro sezioni. La prima, Atlante del desiderio, ricostruisce la storia e le implicazioni culturali e politiche del kink e del BDSM, affrontando i concetti fondamentali come il consenso, le identità e il rapporto con le culture queer. La seconda, I reami dei piaceri insoliti, entra nella dimensione psicologica ed emotiva del desiderio: dinamiche di potere, feticismo, giochi di ruolo, aftercare, fino al rapporto tra BDSM e disabilità. 
La terza parte, Guida pratica per esplorare, raccoglie circa quaranta schede dedicate alle principali pratiche del mondo kink, ciascuna con scenari, strumenti, tecniche e indicazioni sulla sicurezza. La quarta, Italia Kinky, è una cartografia aggiornata della scena nazionale, regione per regione: le comunità, gli eventi, gli spazi e le persone che stanno contribuendo alla crescita del movimento. 
Proprio quest’ultima sezione tocca da vicino il lavoro che portiamo avanti anche su queste pagine con le nostre guide dedicate a eventi, club privé e comunità città per città. Il fatto che un’opera editoriale di questa ampiezza scelga di mappare la scena territoriale italiana conferma quanto quel tessuto, spesso poco raccontato, sia ormai vasto e radicato. 

Chi è l’autore
Giovanni “Vescovo” Di Iacovo, 48 anni, è scrittore, docente universitario di Letteratura Italiana Contemporanea e di Storia della Body Art, dj techno e sex educator. È sceneggiatore per la RAI e collaboratore del programma Splendida Cornice di Geppi Cucciari. Nella scena kink è conosciuto come “Vescovo” fin dal 2001, quando curò una delle primissime community kink italiane online, ed è da anni organizzatore e collaboratore di eventi e progetti legati alla cultura BDSM. Ha già pubblicato diversi romanzi, da uno dei quali (Confessioni di uno Zero) è stato tratto un film. 

Dove trovarlo
Cromosoma K. Manuale completo di Kink & BDSM (Agenzia X, Milano) è disponibile in libreria dal 16 ottobre 2026. Il volume conta 420 pagine ed è proposto al prezzo di copertina di 20 euro (ISBN 979-12-81438-70-5). 
Ci torneremo: contiamo di dedicare al libro una recensione più approfondita una volta terminata la lettura. Per ora lo segnaliamo come quello che promette di essere, un punto di riferimento per chi vuole orientarsi, con serietà e senza morbosità, in un universo culturale ancora troppo spesso raccontato per luoghi comuni. 
Mario Esposito scrive di cultura erotica, letteratura libertina e psicologia della sessualità per La Stanza Rossa. Il suo approccio tiene insieme rigore e curiosità, senza morbosità e senza moralismo.

Mario Esposito

Radio popolare, 2 ottobre 2026 Intervista a Giovanni “Vescovo” Di Iacovo 

Ascolta l’intervista a Giovanni “Vescovo” Di Iacovo sul suo libro Cromosoma K. Manuale completo di Kink e BDSM a cura di Elena Mordiglia per la trasmissione “Sui generis” 

di Elena Mordiglia

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